Nel caffè della gioventù perduta di Modiano

13 luglio 2018

Nel caffè della gioventù perduta è un libro dalla sofisticata capacità affabulatoria, che narra una storia che si svolge e si perde nei meandri di Parigi che ne è in qualche modo protagonista



Il titolo



Il titolo Nel caffè della gioventù perduta è una sofisticazione degna di un premio Nobel (2014) come Patrick Modiano.

Per dirla con le parole di Wired.it:

"Parole che citano parole. Il titolo del libro è preso in prestito da una frase di Guy Debord, fondatore del situazionismo: “Nel mezzo del cammino della vera vita, eravamo circondati da una malinconia oscura, che tante parole tristi e beffarde hanno espresso, nel caffè della gioventù perduta”. La frase sta nel libro “In girum imus nocte et consumimur igni” (Mondadori, 1998) il cui titolo è a sua volta una citazione. Dell’esametro imperfetto attribuito a Paolo Silenziario, poeta bizantino del VI secolo dopo Cristo, e dedicato alle falene: “In girum imus nocte, ecce, et consumimur igni” (“Andiamo in giro di notte, e veniamo consumate dal fuoco”). Lo conosco perché è un palindromo celebre: si legge cioè nei due sensi, fate la prova".

La trama



Jacqueline è sempre stata abituata a fuggire. Da piccola fuggiva da una madre inaffidabile, impiegata al Moulin Rouge, e da grande da una marito ordinario e da un matrimonio senza sorprese. La sua esistenza è narrata da 4 punti di vista diversi, occhi e voce di persone che ne hanno incrociato il cammino in un periodo della sua esistenza. Una è proprio quella di Louki (altra identità di Jacqueline), poi c'è quella di Ronald, suo amico e amante, quella di uno studente dell’Ecoles des Mines che la conosce nel periodo della sua frequentazione al caffè Condè (il caffè della perduta giovinezza) e infine ascoltiamo la voce dell'investigatore Caisley, ingaggiato dal marito di Jacqueline dopo la sua scomparsa.

Ma il vero protagonista del libro Nel caffè della gioventù perduta è il male di vivere, l'inquietudine, il disagio esistenziale di Louki dal quale fa fatica a emergere.

La recensione



"Tutti i personaggi in questo romanzo hanno in loro qualcosa di incompiuto, ognuno si fa l’io narrante in un momento breve di un’esistenza difficile da palpare. Tutti hanno dentro la loro anima il senso di una mancanza che s’identifica, sembrerebbe, in una persona ben precisa. E questa mancanza è resa da una figura sfuggente e imperturbabile. Ecco allora che si rivela Jacqueline, ragazza che si muove con difficoltà nella vita, prima di trovare nel caffè Condé, una nuova personalità, un nuovo modo di muoversi nella città, un nuovo nome: Louki. [...]

Ognuno dà di lei una breve immagine, informazioni sbiadite e delebili che hanno la debolezza di essere troppo legati ai sogni mancati o ai sogni che si avvertono già come irrealizzabili. Tutto si perpetra in un eterno peregrinare nella città, e nella propria vita, di cui restano solo brevi fotogrammi che provano a descrivere ogni gesto. Ma alla fine ciò che si avverte in ognuno di loro è il peso di un’assenza, la Louki che hanno frequentato è solo la proiezione di ciò che non hanno avuto il coraggio di essere. E guardando dietro nel passato, cercandola nuovamente, provano  a riassaporare per un momento la loro gioventù perduta".

Fonte

La citazione



"In una vita che a volte ti appare come un grande terreno abbandonato senza indicazioni stradali, al centro di tutte le linee di fuga e di tutti gli orizzonti perduti,farebbe piacere trovare dei punti di riferimento,tracciare una specie di mappa catastale per non avere più l'impressione di muoversi a casaccio.Percio si stringono legami,si tenta di rendere più stabili gli incontri casuali".

Citazione tratta da Nel caffè della gioventù perduta di P. Modiano

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