Un caffè alle mandorle di Massimiliano Nardi

3 novembre 2017

Amate i gialli? Prediligete le storie noir ispirate a fatti realmente accaduti? Un caffè alle mandorle di Massimiliano Nardi, appena pubblicato, è il libro che fa per voi.



Il titolo



La scelta del titolo "Un caffè alle mandorle" è un riferimento alla misteriosa morte di Michele Sindona, il misterioso faccendiere italiano iscritto alla Loggia massonica P2, noto per i suoi compromettenti rapporti con mafia, Chiesa, Ior e politica che fu ucciso in carcere, avvelenato da un caffè che i testimoni riportano odorasse di mandorle, l'odore del cianuro di potassio.

La trama di Un caffè alle mandorle



La storia è ambientata in Sicilia negli anni '80, il protagonista è il capitano dei carabinieri Perego, un uomo dal profondo senso di giustizia, appena trasferito a Palermo, una destinazione per lui prestigiosa, ma difficile e di cui conosce poco.

Il capitano si trova da subito invischiato in pericolose e poco chiare inchieste di mafia. La mafia siciliana è infatti scossa da lotte intestine fra l'ala moderata della cosche mafiose e i "nuovi" sanguinari aspiranti capi Riina e Provenzano che pianificano la presa al potere con l'obiettivo di ampliare l'ingerenza della mafia, fino ad allora strettamente legata al territorio nel quale era incistata come un tumore.

Perego si imbatte fin da subito nella losca figura di Michele Sindona, un faccendiere esperto di finanza che ha messo a disposizione delle famiglie mafiose la sua competenza in ambito finanziario.

Michele Sindona sembra avere il compito di gestire e investire il patrimonio della mafia in attività di respiro internazionale per consolidare il potere della mafia nel mondo dei c.d. "colletti bianchi".

Due tristi avvenimenti, l'assassinio di Boris Giuliano e quello di un confidente di giustizia, lo catapultano in poco tempo in una realtà da cui è difficile districarsi, il territorio non collabora e presto Perego si ritrova solo a fronteggiare inchieste e strani episodi. Isolato e demotivato nonostante il suo profondo senso del dovere e il suo impegno, viene presto trasferito e, sebbene con riluttanza, sembra che la sua esperienza siciliana sia giunta alla fine.

Ma il suo cammino è destinato a incrociarsi nuovamente con quello di Michele Sindona, nel frattempo detenuto nel carcere di Voghera.

Recensione



È il 1979, l'anno dei delitti eccellenti a Palermo, l'anno in cui i corleonesi, scatenati nella conquista del potere, mostrano il loro volto più sanguinario Il capitano dei carabinieri Perego arriva in una città densa di profumi e di ambiguità, dove può capitare di consumare un aperitivo accanto al killer più feroce.

Fonte

Citazione



"Due giorni dopo la condanna all’ergastolo del discusso finanziere per l’assassinio di Ambrosoli, Perego apprende che alle 8.30 del 22 marzo 1986 Sindona è crollato esanime sul pavimento della sua cella dopo aver urlato: «Mi hanno avvelenato». Sul lavabo del bagno spiccava una tazza di caffè da cui si levava un acuto odore di mandorle, l’odore tipico del cianuro di potassio. Che l’Ammiraglio, l’Avvocato e il Presidente, gli oscuri e misteriosi referenti del faccendiere di Patti, abbiano a che fare con la sua morte?".

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